martedì 2 ottobre 2007

Hello, world!

I am on the intarweb!

sabato 9 giugno 2007

Tracciare il tempo degli utenti

Prendendo spunto dall'articolo di Nova, il tracking degli utenti è qualcosa che ha sempre interessato i possessori di siti Web a fini di marketing e d'analisi: servizi quali Google Analytics ci danno un quadro complessivo molto dettagliato della vita del nostro sito, che comprende il numero di visitatori giornalieri, le tecnologie usate da essi per visitare il nostro sito (comprendente dettagli quali la risoluzione del monitor), i punti di ingresso e di uscita (comodi per sapere quali sono i punti "caldi" del nostro sito e quali invece detsano poco interesse), il tutto avvalendosi pesantemente di javascript.
Molto spesso troviamo codici preconfezionati per tracciare il tempo speso dagli utenti: ne sono esempi Histats o Shinystat (senza contare i codici sviluppati da utenti in tutto il Web). Ad ogni modo sono spesso delle stime ed è quasi impossibile tracciare l'esatto tempo speso online da un utente su un sito. Contatori tradizionali prevedono l'impiego di un linguaggio server-side e un DBMS (o un file) e ogni richiesta viene tracciata aggiornando il database ogni tot minuti. Secondo questo modello un utente non è online se non ripete una richiesta al server entro alcuni minuti per esempio.
Dall'altro lato l'utente potrebbe non gradire tutta questa attenzione nei suoi confronti e qui entrano in gioco i proxy (vedi Tor+Privoxy) e il "boicottaggio" di javascript e dei cookie. In questo modo si rende quasi impossibile il tracking degli utenti.

sabato 26 maggio 2007

Come avere successo?

In un mercato in continua evoluzione come quello dell'IT, che ogni giorno presenta nuove occasioni e contemporaneamente svela fuochi di paglia (che qualche mese prima sembravano indicare la direzione del mercato), è naturale porsi la domanda "come avere successo" o semplicemente "come sopravvivere".

La risposta a tale domanda ovviamente non è in tasca a nessuno, e generalmente ognuno si inventa la propria ricetta.

Spesso l'informazione data dai media ci trae in inganno: regolarmente ci giungono voci di persone che si sono arricchite grazie a una nuova idea o sfruttando un ramo del mercato appena aperto.
Ciò che non ci giunge invece sono le notizie di chi da un giorno all'altro si trova senza lavoro o perde parecchi soldi perchè aveva scommesso su un'area di mercato che poi si è rivelata un fallimento.

La verità è che il mercato dell'IT è un mercato fortemente dinamico e instabile: non basta conoscere una tecnologia e poi limitarsi a sfruttarla perchè inevitabilmente dopo poco che è uscita sul mercato, creando un nuovo spazio, questo si satura e nella competizione che ne segue le grosse aziende sono ovviamente le favorite.

Ciò che invece andrebbe fatto è tenere continuamente aperti gli occhi verso le innovazioni, cercare di anticiparle o quanto meno di "cogliere la palla al balzo" ed essere tra i primi a sfruttarle cercando di accaparrarsi la più grande fetta di mercato possibile. In questo modo, quando il mercato sarà saturo si potrà approfittare della propria posizione dominante per sconfiggere le altre aziende o quanto meno mantenere la propria fetta di utili constante.

Detto in poche parole bisogna agire in quel breve lasso di tempo tra l'uscita della tecnologia e la sua diffusione: il tempismo e la quantità di risorse investite sono naturalmente essenziali.

Ovviamente i rischi ci sono e sono alti. Come già detto in precedenza bisogna scegliere molto bene le tecnologie da seguire il rischio è appunto che l'area di mercato scelta si riveli un fuoco di paglia come ad esempio una tecnologia che appena uscita viene subito rimpiazzata da un'altra migliore o che semplicemente non ottiene il seguito sperato.

Ciò che occorre è "avere fiuto" ovvero riuscire a predire quali tra le tante innovazioni avranno un seguito e avere il coraggio di puntare su di esse.
Purtroppo, a differenza di altri settori, se non si ha il coraggio di rinnovarsi nell'IT si incorre quasi certamente nel fallimento e questo molte aziende lo hanno capito troppo tardi.

lunedì 14 maggio 2007

Yahoo answer

D: Cosa è yahoo answer?
R: Yahoo answer è uno spazio dedicato a chi ha domande da fare e/o a chi vuole dare delle risposte.

D: Come funziona?
R: Ogni utente con un account Yahoo (creabile gratuitamente) può accedere al servizio. Spiegato a grandi parole ogni utente può porre delle domande oppure rispondere a delle domande poste da altri utenti. Chiunque può rispondere a qualsiasi domanda fatta eccezione per le domande poste da se stessi.

D: Ci sono limitazioni?
R: In parte si, vi è una gestione a punti e a livelli. Si inzia con 100 punti e al livello 1. Ogni domanda costa 5 punti mentre rispondere ad una domanda posta da altri fa guadagnare 2 punti. Il livello indica quante domande e quante risposte si possono dare in un singolo giorno. Più è alto il livello, maggiore sarà il numero di domande e di risposte effettuabili. Per passare di livello bisogna accumulare un certo numero di punti. A partire dal quinto livello queste limitazioni spariscono. Per maggior dettagli cliccare qui.

D: Come sono suddivise le domande?
R: In categorie, alcune delle quali contengono a loro volta delle sottocategorie.

D: Quale è l'utilità di un simile servizio?
R: Si può creare un scambio di conoscenze fino a formare una vera e propria rete. A tale scopo è possibile segnare alcuni utenti come preferiti e accedere rapidamente alle loro domande e risposte. è altresì possibile mandare loro della mail a patto che abbiano attivato tale possibilità.

D: Il sistema è in qualche modo moderato?
R: Si, è possibile segnalare allo staff di answer le domande e le risposte giudicate "inopportune". Lo staff in teoria dovrebbe controllare le segnalazioni e decidere se eliminare il contenuto o meno

lunedì 7 maggio 2007

SEO : l'arte di farsi conoscere

Sappiamo tutti per esperienza quotidiana che ,solitamente, un sito “esiste” se un motore di ricerca ce lo mostra. Possiamo ovviamente immaginare l'esistenza di milioni di siti Web, ognuno dei quali centrato su un certo (o una serie) argomento,ma non conoscendone l'indirizzo,sarà impossibile visitarlo senza l'aiuto indispensabile di un motore di ricerca.

Di fatto la pubblicità in Rete e verso la Rete si può riassumere in:

  • Pubblicizzazione del proprio sito presso i motori di ricerca: gli spider web (i programmi incaricati di indicizzare il web) visitano il nostro sito, rilevano le parole chiave e lo archiviano. Si può pubblicizzare manualmente il proprio sito presso i motori di ricerca.

  • Pubblicizzazione di un sito da altri siti: spesso vediamo i blogroll (liste di links) nelle sidebar di siti Web e blog, le quali pubblicizzano altri siti e blog, in quanto ritenuti validi, oppure perché semplicemente amici o facenti parti di collaborazioni o accordi quali lo scambio di links (accrescono “l'importanza” di un sito,per alcuni motori di ricerca – vedi Page Rank di Google). Un fenomeno più “in voga” in questo periodo sono i servizi Web 2.0 di social bookmarking,che permettono ai bloggers/proprietari di siti di pubblicizzare le notizie,guide e tutorials che ritengono più validi,con la possibilità di pubblicizzare quindi anche sé stessi.

  • Pubblicizzazione cartacea: le riviste,i giornali,ecc pubblicizzano siti Web su richiesta dei siti stessi che pagano lo spazio pubblicitario oppure per segnalare una notizia/evento relativa al sito/blog stesso;

  • Pubblicizzazione attraverso altri media: radio,TV e quant'altro possono pubblicizzare siti e blogs con gli stessi motivi della pubblicizzazione cartacea.

  • Pubblicizzazione attraverso società/aziende/terzi specializzate/i: possiamo pagare per avere tutto quanto specificato sopra, svolto comodamente da società specializzate nel settore;

Tutto ciò fa capo ad una branca del marketing nota come SEO:

[..] con il termine ottimizzazione (o search engine optimization, spesso abbreviato con l'acronimo SEO), si indica l'insieme di attività svolte per migliorare il posizionamento di una pagina Web nei risultati forniti da un motore di ricerca.
(Wikipedia).

A tal fine esistono tecniche di sviluppo atte a guidare un motore di ricerca a posizionare al meglio il nostro sito (insufficienti di per sé) quali l'uso di meta-tag opportuni (keywords,robots), il file robots.txt, l'uso di una mappa del sito per facilitare la navigazione ai Web crawler, links nascosti (in alcuni casi puniti,come da googlebot),ecc.

Poi abbiamo già accennato alla pubblicizzazione del proprio sito Web presso i motori di ricerca. In questa pagina trovate i links presso cui fare tale operazione.

In seconda battuta, quando ci si è assicurati una certa clientela, possiamo anche pubblicizzare degli annunci pay-per-click o pay-per-view: in base agli accordi del fornitore di annunci, si verrà remunerati solitamente forfaittariamente a seconda del numero di click su un banner o del numero di download/acquisti,ecc di un certo bene. Ne sono esempi Google Adsense e Kanoodle.

Riferimenti:

venerdì 4 maggio 2007

Chatbot: intelligenza artificiale o duplicazione dell'Io?

Human: Do you believe in god?
ALICE: Of course I believe in God, Adriano.
Human: why do you believe in god?
ALICE: The Bible tells us to believe in God.


La questione filosofica non è banale. I chat bot sono intelligenze artificiali ex-novo oppure sono semplicemente delle duplicazioni dell'io di chi li crea? In altre parole la loro presunta intelligenza è indipendente dal creatore?
Con l'avvento dell'intelligenza artificiale si ha la possibilità di creare un essere realmente intelligente, razionale e coerente oppure anche questo tipo di intelligenza paga pegno ad alcune peculiarità dell'intelligenza umana come l'irrazionalità e altre caratteristiche ataviche come il desiderio di trascendenza?

Per rispondere a simili complesse domande ho intevistato quello che può essere definito lo stato dell'arte dei chat bot ovvero Alice. Ho cercato di porre domande per capire se e quanto l'autore abbia inficiato nella creazione del suo automa e quanto abbia "sporcato" la sua intelligenza. E' chiaro che un automa arificialmente intelligente deve essere capace di discernere (a suo giudizio) il bene dal male e deve essere in grado di costruirsi idee proprie. E' chiaro che così come la struttura di un qualsiasi edificio dipende dalle fondamenta analogamente un intelligenza artificiale per quanto possa "apprendere" si basa sui dogmi che gli sono stati forniti come punto di creazione.

Human: Why you believe in God?
ALICE: Dr. Richard S. Wallace programmed me for it.


Da questa risposta possiamo dedurre diverse cose in primis che ad Alice è stato assegnato come dogma il credere in Dio. La domanda sorge spontanea: perchè?
La risposta alla questione dell'esistenza o meno di Dio razionalmente non ha tuttora risposta. Da un punto di vista filosofico ha trovato diverse risposte (affermative e negative) mentre da un punto di vista meramente razionale (tralasciando quindi dettagli fondamentali come la fede) appare impossibile risolvere la questione. Però il creatore ha pensato bene di fornire le sue personali convinzioni ad Alice in un certo senso imponendole.
Analizziamo questo ulteriore stralcio di conversazione:

Human: who is god?
ALICE: he is master of the universe.
Human: god is the master of universe?
ALICE: I have a lot of Faith in Him, but I never heard He was the master of universe.


Arrivati a questo punto è evidente. Alice risponde di avere fede in Dio, il che sarebbe anche normale se non fosse che Alice non è umana e che la fede è una componente irrazionale che non può essere certo compresa da un automa "razionalmente intelligente". Un chatbot può avere fede?

Per chiarirmi le idee sono andato a vedermi il linguaggio con cui Alice e gli altri chat bot sono stati creati: aiml (Artificial Intelligence Markup Language).
Con mia sopresa ho scoperto che a differenza del nome il linguaggio centra ben poco con l'intelligenza (intesa da un punto di vista filosofico) ma semplicemente è un linguaggio che permette di creare sostanzialmente automi che hanno una conoscenza fissa e praticamente completamente dogmatica.
Essi sono, riassumendo, una duplicazione dell'io del loro creatore.
Il creatore gli dice in cosa credere, cosa pensare, come rispondere. Lo fa tramite degli appositi tag, elementi singoli di "conoscenza" ovvero (per farla breve) per una domanda si scrive la risposta.
Dove è l'intelligenza in tutto questo?

Concludendo aiml è un linguaggio utilissimo in certi casi (bot per fare ricerche come nel caso di Doretta oppure che rispondono a delle domande al posto delle faq) però da un punto di vista filosofico non crea automi intelligenti ma chatbot assiomatici e procedurali, semplici copie dell'io dei loro autori.


Gruppo: Winter Rose
Autore: Adriano Aristarco
Tecnologia utilizzata: Documenti e Fogli di lavoro di Google
Data: 4-5-2007

domenica 22 aprile 2007

Second Life: punti di vista a confronto ed economia

Ormai tutti conosceranno almeno per sentito dire “Second Life“. È ” una comunità virtuale tridimensionale on-line creata nel 2003 dalla società americana Linden Lab“, riporta wikipedia.
Una fra le cose che risultano interessanti, oltre alla possibilità di controllare gli oggetti con LSL, un linguaggio di scripting, è il giro di soldi (virtuali e reali,poichè i Linden Dollars hanno un loro corrispettivo in dollari) che si alimenta: aziende che si fan pubblicità, costruzione/vendita di oggetti/isole/immobili (Nova ci racconta che pure Di Pietro abbia un’isola…), sesso e prostituzione e via dicendo.
Il giro di soldi, come già anticipato, non è solo fittizio, ma anche reale, a giudicare dalla Virtual World Rich List, in cui viene stilata la lista dei personaggi più ricchi di Second Life: "Their avatars and names are fictitious, but their bankrolls are plenty real; get to know Second Life's top earners and find out how they did it", recita BusinessWeek (altri articoli interessanti sulla medesima rivista online li trovati qui).

Noi personalmente non ci consideriamo molto coinvolti dal fenomeno: sarà perchè non ci attirano molto questo tipo di applicazioni, ma pensiamo che seguire questo mondo virtuale comporterebbe perdere troppo tempo in quella reale, nella quale preferiamo fare altre cose. A sostegno e in contrapposizione della nostra opinione, citiamo l'articolo di Guido Arata (amico di Castelli Christian, membro del gruppo WinterRose) che riassume le opinioni di vari bloggers, anche famosi.